Sognare un serpente

Se siete soliti fare sogni che hanno come protagonisti gli animali, di certo vi sarà capitato in più un’occasione di avere a che fare, nel vostro subconscio onirico, con dei serpenti. Esatto, i rettili striscianti, riprovevoli per i più, in grado di generare ribrezzo, possono popolare i propri sogni, senza per forza di cosa avere un significato negativo. Ma cosa significa quindi sognare un serpente?

 

Quello che dicono gli psicanalisti

Secondo la moderna interpretazione dei sogni, il serpente, animali strisciante ammaliante, è ricollegabile direttamente al concetto di peccato, lussuria e inganno. Un trittico di significati molto denso, interpretato in modo diverso dagli psicanalisti che si occupano o si sono occupati di sogni e loro interpretazione. Non è un caso che Freud ci abbia assegnato l’immagine dell’organo sessuale maschile, mentre il più “moderato” Jung vede il serpente come l’ago della bilancia tra il bene ed il male, tra ciò che è lecito e ciò che non lo è. Insomma, le interpretazioni che è possibile associare a questo sogno sono molteplici, ecco di seguito alcuni casi particolari, che è possibile analizzare meglio sfruttando tutto il contesto del sogno.

 

Esempi di sogni

Se ci troviamo, ad esempio, a sognare di essere morsi da un serpente, significa che presto o tardi potremmo andare incontro ad un imprevisto, un evento che potrebbe metterci i bastoni tra le ruote nella strada che porta al raggiungimento di un obiettivo. Potrebbe anche indicare qualche difficoltà di troppo nei rapporti con una persona alla quale teniamo particolarmente. Sognare un serpente che striscia e ci insegue, significa che c’è un pericolo serio dietro l’angolo, del quale non ci siamo accorti o non ci curiamo particolarmente. Potrebbe essere il tradimento di un collega o di una persona cara, dalla quale mai ci aspetteremmo un simile atteggiamento.

 

Altri sogni caso

Se nel nostro sogno vediamo tanti serpenti, uno sopra all’altro, come in una massa informe, significa che siamo delle persone profondamente diffidenti. Diffidenti nei confronti delle altre persone. Nessuno vi ispira fiducia e fate immensa fatica ad instaurare un rapporto serie con gli altri. Si tratta di un limite al quale non riuscite a porre un freno che vi ostacola in modo deleterio nella vostra quotidianità. Se i serpenti vi strisciano addosso, sul corpo, significa che avete un desiderio represso, siete in astinenza da tempo e avete bisogno di sfogare il prima possibile i vostri impulsi sessuali. Se nel sogno il serpente cambia pelle, invece, significa che state andando incontro ad un periodo importante, nel quale riuscirete finalmente a trasformarvi, a mutare, raggiungendo i vostri obiettivi e riuscendo a realizzarvi in quanto persone.

 

Un animale, tante interpretazioni

Abbiamo visto solo alcuni dei casi più emblematici, che prevedono la presenza dei serpenti nei nostri sogni. Tante sono le occorrenze e le interpretazioni differenti che è possibile dare. Il contesto, come già detto, gioca un ruolo fondamentale, e non è possibile prescinderne per dare un’interpretazione sensata e globale al proprio sogno. Anche il più piccolo dettaglio, a volte, è significativo ed in grado di dare un senso completamente diverso a quello che sogniamo.

Attenzione ai selfie: in pochi anni 259 le vittime per lo scatto estremo

Nel continuo bilanciamento cosmico, nella filosofia dello yin e yang del completarsi: a queste leggi non sfugge nemmeno la tecnologia che anche se ha mostrato un’infinità di aspetti positivi, proprio nel ragionamento del continuo equilibrio ci mostra gli effetti negativi dell’ingresso della tecnologia nella quotidianità e nel mondo. Se da un lato è diventato facilissimo ed istantaneo e risulta semplicissimo cercare ricette, cercare bookmakers aams sicuri, acquistare on-line, guardare film e tenersi informati con un piccolo dispositivo che entra in una tasca, dall’altro lato, lo stesso dispositivo può metterci in pericolo, sinoa compromettere la nostra esistenza, sino alla morte, nei casi più estremi e tragici della vicenda.

Lo studio

Nel mondo tra il 2011 e il 2017 ci sono stati almeno 259 morti per selfie, personechehanno perso la vita a causa di incidenti avvenuti nel tentativo di scattare delle foto estreme. Questo quanto emerge da una ricerca di uno studio pubblicato dal Journal of family medicine and primary care dell’All India Insisìtute of Medical Sciences. Lo studio ha analizzato i dati grazie a delle ricerche effettuate sul web con parole chiave come “morte per selfie”, selfie morte” incidente selfie” e dalle informazioni hanno trovato 137 incidenti in tutto il mondo proprio per il selfie estremo, di diverse dinamiche, in cui, purtroppo, hanno perso la vittima 259 persone, in un arco di tempo preso nello studio che va dall’ottobre 2011 al novembre 2017. L’età media delle tragedie è di 23 anni, 22,9 per l’esattezza e tre quarti delle vittime erano di sesso maschile. La maggior parte dei decessi è avvenuta in India, un paese che conta quasi la metà degli incidenti, seguita da Russia, Usa e Pakistan.

L’annegamento tra le maggiori cause

Secondo le informazioni messe insieme dallo studio, la maggior parte dei decessi, 70, è avvenuta per annegamento e la seconda causa è risultata l’incidente con un mezzo di trasporto, con dati allarmanti sulle cause di morte per selfie scattati vicino ai treni e la disattenzione alla guida.  Fra le altre cause di morte segnalate ci sono cadute, incendi, scosse elettriche e persino, in otto casi, animali. Un trend che avrà sicuramente delle limitazioni in aree ormai divenute pericolose per l’incolumità degli esseri umani che certamente vedrà l’installazione di divieti in determinati punti del mondo.

 

I calciatori più amati dalle donne

Dopo i mondiali di Russia 2018 il mondo interno ha ritrovato nuovo interesse per il mondo del calcio e anche il pianeta Donna, orfano degli italiani in campo, ha conosciuto altri idoli non tanto per l’effettivo gioco del calcio, quanto per bellezza, sex appeal e fisici statuari. Da questo interesse ne è nata una classifica, forse la più attuale e aggiornata, che propone i calciatori più amati dalle donne. Non solo calcio giocato, non solo la gioia della vittoria come su www.lsbetbonus.com/bonus-settimanali-lsbet.html. Il calcio vive in tutto. Vediamo la classifica dei calciatori più amati dalle donne.

Primo posto – Cristiano Ronaldo

Il talento portoghese vince anche questa classifica, ritrovandosi primo tra i calciatori più amati dalle donne. L’attaccante bianconero classe 1985, cinque palloni d’oro, 150 milioni di follower, mette un altro segno alla sua lunghissima lista di record raggiunti.

Secondo posto – Gerard Piquè

Nona caso è il compagno di una certa Shakira. Gerard Piquè, classe 1987, spagnolo, quasi due metri per 84 chili è considerato tra i migliori giocatori della sua generazione e sicuramente tra i più sexy. Tante soddisfazioni tra Barcellona e Nazionale spagnola con cui ha raggiunto il tetto del mondo nel 2010 e il tetto d’Europa nel 2012.

Terzo posto – Andrè Silva

Il giovane portoghese del 1995 è stato notato più con la maglia del Portogallo a Russia 2018 che con la maglia rossonera del Milan nel campionato 2017/18. Non un’annata da ricordare per il giovane talento portoghese quella nel Milan ma sicuramente verrà ricordato dalle donne italiane come uno dei giocatori più amati al 2018. Anche perché da molti è considerato il gemello di Cristiano Ronaldo!

Quarto posto –  Neymar

L’attacante brasiliano del 1992, in forze al Paris Saint Germain è paragonato a Pelè e quindi considerato tra i più forti giocatori al mondo. Con i suoi numeri, gli spot in intimo e i 100 milioni di follower entra di diritto nella classifica dei giocatori più amati dalle donne.

Quinto posto – Manuel Neur

Oltre il mediterraneo e l’america latina anche il fascino nordico prende la sua giusta posizione nella classifica grazie a Manuel Neur. Il portierone tedesco classe 1986 in forza al Bayern di monaco e della nazionale è stato campione del Mondo enl mondiale di Brasile 2014 e con i suoi 193 centimetri per 92 chili è considerato tra i giocatori più sexy del momento.

 

I look dei tifosi a Russia 2018

Il Mondiale di calcio, oltre al gioco, rappresenta sempre un’immensa festa all’aperto, dove l’attenzione non viene focalizzata unicamente al manto verde, ma anzi si fa vita di colori e cori sugli spalti, dove spesso si incontrano personaggi  particolari che rendono appunto il mondiale ancora più folkloristico, divertente e ricco. Quella dell’appariscenza è una tradizione che ormai vede il carnevale sociale a diverse edizioni dei mondiali, e anche Russia 2018, competizione seguita da www.newcalcio.org  ha avuto la sua bella fetta di popolarità degna di Wharol con trovate geniali dei tifosi delle nazionali, vediamo insieme le più particolari.

Il Mondiale folkloristico è vinto dalle donne

Grande presenza delle donne allo stadio, non più come “wags” o argomento indiretto di mogli, fidanzate, dei calciatori. Il bello di Russia 2018 è che le donne si sono prese il loro diritto e la loro voglia di seguire il calcio, e tra tifose russe, islandesi,  e di ogni nazionale, è bello vedere gli spalti gremiti del gentil sesso che urla, tifa e balla senza le caratteristiche sessiste degli anni precedenti, almeno in commenti e rotocalchi televisivi. Rande sorpresa quelle delle tifose iraniane che spoglie di burka hanno approfittato della permanenza in Russia per esprimere la loro femminilità, il loro modo di essere, la loro bellezza e affermare coraggiosamente il loro diritto alla libertà.

Messico, Spagna, le nazionali a conferma del trend

Se non esiste una vera e propria classifica esiste certamente una certa popolazione che dal punto di vista del folklore e della stravaganza non delude mai. E’ il caso dei tifosi messicani armati di enormi sombrero colorati e bambole tipiche per gli scongiuri, gli spagnoli toreri pronti ad identificarsi nell’arena con la Roja, i paesi scandinavi si confermano con i copricapi cornuti e le immancabili birre tra le barbe bionde e chiare, come coloratissime e allegre le danze dei tifosi africani, che portano le loro tradizioni e la gioia della vita sugli stadi e nelle televisioni di tutto il Mondo. Altra esclusione per l’Italia anche in questa classifica, senza mondiale infatti, è stato veramente difficile poter vedere i famosi fratelli Mario e Luigi Bross, o i messaggi alla mamma dell’imminente ritorno con il “Mamma butta la pasta”, vedremo in Qatar!

Il barbiere di Mosca e San Pietroburgo

Un titolo o più un consiglio per una nuova opera lirica? Non sappiamo bene, però, di fatto, i look presentati ai mondiali dai giocatori hanno dell’eclatante e dell’incredibile. I mondiali di Russia 208, tutti a questo sito, sono iniziati e da tradizione hanno presentato tantissime curiosità. Quello di un look particolare da sfoggiare ai mondiali è ormai una tradizione che edizione dopo edizione ha sempre preso più popolarità, basta ricordarsi della mezzaluna fertile sul capo di Ronaldo in Korea Japan del 2002. Sicuramente un modo di stupire come dichiarato dagli stessi giocatori e un modo per essere notati dai club e passare alla storia in via traverse per i giocatori più sfortunati che non possono ambire alle fasi finali della competizione. Ma quali sono i look e i capelli più strani di Russia 2018?

Vince Neymar senza ombra di dubbio

Quelli di Neymar sono stati soprannominati “spaghetti hair“: biondi, attorcigliati e fini, in effetti, come un piatto di pasta riversato sulla rasatura. “Forse perché i ragazzi, tutti uguali con la stessa divisa della squadra, non hanno altro che i capelli come dettaglio personalizzabile”, racconta Nariko, l’autore degli “spaghetti hair” di Neymar.

Da chi non te l’aspetti

È il caso di Nagatomo, vecchia conoscenza dell’Inter, che con la squadra nazionale del Giappone partecipa a Russia 208 con uno strano biondo rossastro, nulla di strano se non fosse che il giocatore ha sempre prediletto una linea sobria sia nel gioco che nello stile. Il pizzetto di Ronaldo è l’altro grande discusso di questi mondiali, oltre a un effetto disarmonico a livello estetico, la poca peluria sul suo mento sembra volesse essere una presa in giro per il rivale di sempre Leo Messi, in modo da portare il mondiale ad una sfida non solo nel campo ma anche nei look e nelle pressioni massmediatiche tra i due fuoriclasse. Non si è saputo ancora il vero motivo ma in ogni caso un gesto che imbruttisce il talento portoghese.

Orologi glam: no conventional time

Cos’è un orologio glam

Un orologio è un segno distintivo, il modello che è portiamo la dice lunga su di noi, soprattutto se scegliamo orologi glam,  non convenzionali, dal disegno e dal mood originale, trasgressivo, o romantico, con cinturini innovativi e assolutamente divertenti. Oggi abbiamo solo l’imbarazzo della scelta in commercio si trova di tutto, dal modello gigantesco a quello dalla forma aliena, dorati, neri, decorati, accessi da colori flou, con numeri enormi o senza lancette,  rettangolari, a forma di triangolo, con il quadrante fiorato o che riproduce il sistema solare, addirittura vi sono modelli a forma di cuore, in acciaio, di plastica, in oro, in argento. Ogni materiale, ogni dettaglio, ogni geniale ornamento parla di noi.

L’orologio dice chi sei

L’orologio che porti dice chi sei, e soprattutto dice che non ti accontenti di leggere l’ora sullo smartphone, ma ancora sei legato a lui… all’orologio, sei ancora una persona che fa parte degli appassionati, di quelli che amano lo stile e lo esprimono al meglio e in piena libertà; passione e tecnologia, stranezze ed eleganza, un amore complesso, indissolubile tra te e il tuo modo di dire che sei unico, cosi lo gridi con l’orologio che porti al polso; ecco cosa è un orologio glam. E’ l’immagine del momento, del sospiro, delle grida e del movimento di ogni giorno.

Il tempo e lo spazio

L’essere umano libera la sua fantasia, attraverso forme stilistiche e movimenti geometrici, sulla danza eterna del ticchettio ucciso dai nuovi orologi al quarzo, orologi silenziosi fermi nello spazio, del tempo che scorre, e orologi vintage ricchi di un cuore che batte; emozioni legate al proprio look, il gusto sottile di mostrare il braccio che sorregge il tempo chiuso dentro una cassa di metallo; il piacere unico di scegliere come controllare il proprio tempo, possiamo farlo anche con un orologio di cronotop no conventional time.

 

Il legno di rosa: dal profumo al parquet con eleganza

Il legno di rosa non ha nulla a che fare con le piante di rose a cui siamo abituati. Si tratta di una pianta originaria di Guyana e Amazzonia, l’Aniba Rosaeodora, della famiglia delle Laureacee. Il legno di rosa può essere identificato anche come palissandro, legno di jacaranda o paonazzo, Bois de rose e Bois de vilette, Bazillian tulipwood, Bahia rosenwood, Rio rosenwood ma, indipendentemente dal nome che gli si vuole dare, si tratta di un legno dal colore rosso scuro molto duro, massiccio, compatto amato per la sua eleganza.

Un parquet pregiato

È uno dei parquet più pregiati e, in genere, si usa il palissandro che è molto duro e resistente, con una porosità adeguatamente elevata. Il colore marrone rossastro con striature nerastre e l’odore persistente sono le caratteristiche che gli hanno valso il nome di legno di rosa. Utilizzato per la costruzione di mobili di pregio,  strumenti musicali, stecche da biliardo, impiallacciature e parquet. Si tratta di un pavimento in legno dal colore molto caldo, resistente e durevole nel tempo, ma non adatto a tutti gli ambienti perché tende a diventare piuttosto scuro. Per tutte le informazioni sul parquet, guarda qui, troverai sicuramente la tonalità adatta alle tue esigenze.

Olio essenziale per diversi usi

Il legno di rosa non fornisce solo materiale per pavimenti o mobili, ma da esso si estrae anche un importante olio essenziale utilizzato sia nella farmaceutica, sia nella cosmetica per la produzione di creme ed essenze. Tra le diverse specie che finiscono sotto il nome di legno di rosa troviamo la Dalbergia, quella più sfruttata per l’estrazione dell’olio essenziale. L’elevato sfruttamento del legno di rosa, però, ha portato quasi all’estinzione le piante che lo forniscono, per questo motivo ora è protetto dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

L’odore che emana questo legno è piuttosto dolce, rinfrescante e soave e ricorda molto lontanamente quello della rosa che è molto più intenso e caldo. Il rendimento è molto basso, attorno al 5%. Infatti l’olio essenziale di legno di rosa ha costi molto elevati.

Sulla pelle viene utilizzato per combattere le smagliature, eczemi, rughe, acne e diverse affezioni cutanee poiché è un olio rigenerante, rassodante e ammorbidente. In alcuni casi viene utilizzato anche come antibatterico, antimicotico, antinfettivo, antivirale e lenitivo. Si può utilizzare anche sulle cicatrici per migliorare il tessuto e renderlo più elastico.

Benessere mentale

Una delle caratteristiche più importanti dell’olio essenziale del legno di rosa è quella di infondere ottimismo, attenuare l’astenia, la fatica mentale e la depressione nelle sue forme minori. Aiuta anche ad allontanare i pensieri più cupi, ed allontanare ansia, stress, malinconia e tristezza.

Sembra che  questo elemento sia anche uno stimolante della libido, un tonico sia come profumazione sia come principi attivi. Visto il grande sfruttamento e il costo abbastanza elevato, l’o.e. di legno di rosa può essere sostituito con quello dell’albero di Ho che ha le stesse caratteristiche ed è più facile da reperire.

Come viene estratto l’olio essenziale

L’olio essenziale di legno di rosa si ottiene attraverso distillazione in corrente di vapore e le parti utilizzate sono il legno e la corteccia. I costituenti chimici dell’olio sono: linalolo (80/95%), alfa-terpineolo (5%), geraniolo (1%), ossidi di cis e trans linalolo e cineolo. Il maggior produttore è il Brasile, poiché in Guyana si sta provvedendo a ripiantare le piante ormai estinte. Il colore dell’olio è quasi inesistente o al massimo giallo molto chiaro.

In profumeria viene spesso abbinato a note di geranio, ylang-ylang ed essenze fiorite in genere. Oltre a far parte dei bouquet dei profumi, viene utilizzato anche nell’aromaterapia proprio per le sue caratteristiche rilassanti, sia al naturale che in composizione con altri elementi con le proprietà simili, per incentivare l’effetto.

PAO nei cosmetici cose e come leggere

PAO nei cosmetici: cos’é e come leggere le etichette

La parola PAO nei cosmetici sta per “Period After Opening”, letteralmente periodo dopo l’apertura. Come conferma la stessa dicitura, il PAO nei cosmetici sta ad indicare il tempo durante il quale un prodotto può essere utilizzato dopo l’apertura, perché conserva ancora inalterate tutte le sue caratteristiche iniziali.

Cos’è il PAO nei cosmetici?

Il PAO nei cosmetici è un simbolo che raffigura un barattolo aperto: all’interno trovi un numero seguito da una M, che sta per “mesi” che sta ad indicare per quanti mesi quel prodotto può essere utilizzato dopo essere stato aperto. Quindi, se ad esempio trovi il simbolo PAO con all’interno scritto “4M” piuttosto che “12M”, vuol dire che il prodotto che stai utilizzando ha una durata di 4 o 12 mesi dall’apertura. Questa legge, in vigore dal 2005 è nata proprio per tutelare i consumatori dal rischio di eventuali reazioni della pelle dovute ad un utilizzo errato dei prodotti cosmetici. Ma fai bene attenzione, perché il PAO nei cosmetici è ben diverso dalla data di scadenza.

Differenza tra il PAO nei cosmetici e la data di scadenza

Il PAO nei cosmetici è valido solo per quei prodotti che hanno una durata superiore ai 30 mesi e che quindi si presume che abbiano il tempo per essere messi in commercio e utilizzati prima della scadenza. Per quei prodotti che invece sono maggiormente delicati e deperibili, la legge del 2005 ha previsto che debba essere riportato in etichetta una vera e propria data di scadenza, come accade normalmente con gli alimenti: questo perché è possibile che questo tipo di prodotti non vengano utilizzati dal consumatore entro il periodo previsto prima della scadenza.

Dove non è presente il simbolo PAO nei cosmetici?

Il simbolo PAO nei cosmetici, dunque, non è sempre presente: vediamo quali sono i casi, ricapitolando un po’ quanto già detto. Non troviamo il simbolo PAO nei cosmetici quando: -il prodotto dura meno di 30 mesi -in prodotti monodose, come ad esempio i campioncini -prodotti in cui il prodotto non viene a contatto con l’ambiente esterno (aerosol) In ogni caso, a prescindere dalla data di scadenza o dal PAO nei cosmetici, devi sempre osservare bene i tuoi cosmetici: qualsiasi variazione nella consistenza, nell’odore o nel colore sono segnali d’allarme che devono dissuaderti dal continuare ad utilizzare il prodotto, tranne che, sulla confezione, sia riportato in modo specifico che il prodotto potrebbe subire variazioni che però non ne pregiudicano la buona qualità

Detersivi ecocompatibili della grande

Detersivi ecocompatibili della grande distribuzione: una bufala?

Ciao a tutte/i,
oggi volevo riprendere un argomento di cui abbiamo già trattato in passato per fare maggiore chiarezza e mi sto riferendo al post di qualche settimana fa sui detersivi ecocompatibili che si possono trovare al supermercato (click!).
In quel post esprimevo il mio pensiero per quanto riguarda i detersivi ecocompatibili e in soldoni il succo del discorso era che, secondo me, è giusto usarli e anzi dovrebbero essere distribuiti normalmente in modo che possano essere patrimonio della comunità ma non possono avere un costo esagerato perchè è ovvio che la fetta di popolazione che li acquisterebbe sarebbe piccola perchè la gente preferisce spendere i propri i soldi in altro.
Quindi, diciamo che in questi mesi mi ero impegnata sbirciando qua e là a trovare delle alternative, ai detersivi tradizionali ad alto potere allergenico ed inquinante, abbastanza economiche che potevano quindi rappresentare un giusto compromesso.
Le marche su cui ero approdata più facilmente sono la Winnie’s (come tante di voi ho visto), di cui utilizzo l’ammorbidente e ho provato anche il detersivo liquido per lavatrice, e la linea ViviVerde della Coop di cui uso il sapone per i piatti e le pastiglie per la lavastoviglie.
Il prodotto Winnie’s che acquisto sempre è l’ammorbidente, che come tutti gli altri prodotti di questa marca ha scritto sull’etichetta che è composto da tensioattivi completamente biodegradabili e riutilizzabili dalle popolazioni microbiche marine, e questo aspetto insieme al fatto che è un prodotto realmente funzionale che ha un costo onesto mi ha convinta a riacquistare questo prodotto in modo assolutamente regolare.
Grazie ad un commento di Manuki proprio sotto al post riguardante questa ammorbidente però ho aperto gli occhi…lei appunto mi diceva che i prodotti Winnie’s sono molto interessanti ma mi chiedeva se fossero certificati, per rispondere alla sua domanda ho guardato dietro la confezione dell’ammorbidente ma non ho trovato nulla così ho fatto una piccola ricerca online e quello che ho scoperto mi ha lasciata un po’ così o.O
Mi rendo conto che il fermarsi all’etichetta che ha una bella scritta colorata con scritto proprio quello che vorremmo aspettarci dal prodotto oggigiorno non basta più per essere sicuri di stare acquistando quello che davvero si vorrebbe acquistare…proprio come per i cosmetici, mi rendo anche conto che la casa produttrice fa i suoi interessi e quindi sta a noi essere più furbi ma più che altro informati per essere davvero consapevoli di quello che stiamo comprando ed utilizzando.
Ho fatto una ricerca sulle certificazioni dei detersivi ecologici e ho trovato un post risalente al 2006 su Promiseland.it (click!) dove molte utenti si lamentavano del fatto che gli INCI dei prodotti Winnie’s non erano reperibili online da nessuna parte…ed una ragazza gentilissima si è preoccupata di postare la lista degli INCI che penso sia corretta perchè è la stessa che ricorre in numerosi altri siti!

INCI ammorbidente Winnie’s: Aqua, Dialkyl ammonium methosulfate, Parfum, Calcium chloride, Citric acid, Ammonium chloride, Polidimetilsilossano

INCI detersivo lana e delicati Winnie’s: Aqua, Sodium laureth sulfate, Glycereth-7 cocoate, Potassium cocoate, Sodium chloride, Decyl poliglucose, Tetrasodium iminodisuccinate, Tridecyl salicylate, Parfum, Sodium styrene/acrylates copolymer, Parfum, Citric acid, Polidimetilsilossano Methylisothiazolinone, Benzisothiazolinone

INCI detersivo piatti concentrato Winnie’s: Aqua, Sodium laureth sulfate, Lauramidopropyl betaine, Glycerin, Deceth 8, Sodium citrate, Sodium chloride, Citric acid, Parfum, Methylisothiazolinone, benzisothiazolinone, CI 19140, CI 42051, CI 42090, CI 47005

Dunque, il Polidimetilsilossano è un silicone e quindi viene indicato come rosso ma in questo caso ho letto che può essere tollerato perchè serve per evitare il prodotto faccia troppa schiuma e inoltre è utilizzato davvero in quantità minima; il Glycereth-7 cocoate invece è un tensioattivo di origine petrolifera e non so veramente perchè venga usato in questi prodotti se i tensioattivi dicono di essere completamente biodegrabili e riutilizzabili dai batteri.

INCI detersivo piatti ecologico ViviVerde Coop: Aqua, Sodium pareth sulfate, Sodium Chloride, Lauryl polyglucose, C12-13 Pareth-10, Lauramidopropyl Betaine, Parfum, Sodium citrate, Citric Acid, Limonene, Denatonium Benzoate, Food Yellow 4, Food blue 5, Acid Blue 9, Methylchloroisothiazolinone, Methylisothiazolinone

Il Sodium pareth sulfate è un tensioattivo e temo che sia di origine petrolifera vista la sua desinenza -th.

Come potete vedere gli INCI sono abbastanza orripilanti, forse l’unico che si può salvare è quello dell’ammorbidente Winnie’s ma il fatto che siano presenti tensioattivi di origine petrolchimica in prodotti del genere non va affatto bene.
Inoltre nei prodotti Winnie’s non ci sono certificazioni e questo non ci assicura al 100% l’effettiva delicatezza delle sostanze che vengono usate per produrre questi prodotti…i prodotti ViviVerde Coop invece sono certificati secondo le normative europee (potete trovare la scheda di ogni prodotto Coop qui!) così come i prodotti ecologici di IN’S mercato (di cui però non so nulla dell’INCI).
Quello che mi ha lasciata a bocca aperta è un video che ho visto su youtube sul canale di Kattikful al quale vi rimando assolutamente perchè è stata davvero esaustiva e dettagliata (click!).
Il succo del discorso del suo video è che secondo i concetti Ecolabel basta davvero poco per definire un detersivo ecologico, vi riporto le parole di Paola/Kattikful che ha letto:

“Un prodotto si definisce ecologico quando ha un minore impatto ambientale rispetto agli altri prodotti della propria categoria.
I prodotti ecologici pur rimanendo competitivi dal punto di vista della qualità e del prezzo devono garantire di essere più sostenibili degli altri lungo tutto il loro ciclo di vita; devono avere dei livelli di emissione di inquinanti più bassi nella loro fase di produzione, devono contenere la più bassa quantità possibile di sostanze chimiche tossiche o inquinanti e devono essere progettati per garantire un facile smaltimento ed il riciclaggio delle materie prime di cui sono composti”

Il discorso continua…secondo questa definizione possono essere definiti ecologici anche quei detersivi di origine petrolchimica che sono contenuti in imballi biodegradabili o quei detersivi che sono testati a basse temperature di lavaggio e definiti efficaci che quindi di fatto fanno consumare meno energia per riscaldare l’acqua e usarli.
Questa definizione di prodotto ecologico oltre ad essere contorta e formulata in modo non preciso, non solo fa sì che possa essere adatta un po’ a tutti i prodotti ma scavalca anche il vero INCI del prodotto e fa riferimento semplicemente al fatto che il detersivo possa essere venduto sottoforma di ricarica o comunque possa di fatto diminuire l’impatto sull’ambiente: sicuramente questo è un aspetto positivo ma si può dire che basti a definire un detersivo ecologico?

Mi sa proprio di no 🙂

Ed ecco perchè dietro ai detersivi Winnie’s, ViviVerde e IN’S mercato non c’è scritto il vero e proprio INCI del prodotto…
Detto questo, per comunque diffondere questa informazione e perchè è giusto che ognuno di noi sappia quello che sta acquistando, il mio pensiero è che penso che continuerò ad acquistare l’ammorbidente Winnie’s che non mi sembra che abbia un INCI così schifido, però per quanto riguarda il sapone per piatti ci farò un pensierino…cioè questi prodotti probabilmente sono un passo avanti rispetto agli altri ma mi rendo conto che non sono prodotti davvero ecocompatibili, diciamo che per adesso sono l’offerta migliore (se così si può dire) che ci sia sul mercato dei prodotti “ecologici” (a sto punto lo metto tra virgolette) che si possono trovare nella grande distribuzione ad un prezzo competitivo.
Per adesso non penso proprio che acquisterei dei prodotti veramente ecocompatibili per il prezzo che hanno ma magari in futuro chissà…potrebbe esserci un miglioramento dei prodotti ecologici che ci sono adesso, oppure la richiesta aumenterà e nasceranno altre marche competitive in modo da creare un vero e proprio mercato.
Quello che non mi è piaciuto è che la definizione di ecologico non è chiara, è abbastanza contorta e quindi è facile diciamo “cascarci” basta essere un po’ più informati ecco…

Sinceramente non riesco a capire manco io se questo è un tentativo del mercato di camminare in una certa direzione e un inizio per definire delle regole per il rispetto dell’ambiente o se è tutta una grande presa per i fondelli.
Probabilmente bisognerebbe capire se i tensioattivi di origine petrolchimica che vengono usati in questi detersivi ecologici sono effettivamente meno dannosi degli altri…certo è che in questo caso non si può certo biasimare chi pensa “beh ma tanto vale acquistare i prodotti tradizionali e buonanotte a tutti”; il detersivo piatti ViviVerde Coop ha lo stesso prezzo del detersivo piatti Coop normale quindi comunque non si sono spesi soldi inutilmente però insomma scoccia un po’ lo stesso…
Io spero solo che non ci si fermi qui, che le certificazioni aumentino e che diventino più precise.
Per ogni informazione più precisa vi rimando al sito della Ecolabel click!

Spero di esservi stata utile

Body shop beauty with heart intervista

The Body Shop: “Beauty With Heart” Intervista a Lily Cole

Il nuovo movimento beauty si chiama Beauty With Heart ed è stato lanciato da The Body Shop e dal suo primo ambasciatore globale: l’attivista, modella e attrice Lily Cole.
Riporto volentieri, dal comunicato stampa, l’intervista a Lily. Enjoy!

Lily Cole è la nostra prima ambasciatrice globale. Attivista, modella ed attrice, Lily è una persona autentica ed umana ed ha idee precise su come si potrebbe rendere il mondo un posto migliore.
In questa intervista a Lily ci spiega cosa la spinge e perché sceglie The Body Shop.

Perché hai deciso di diventare ambasciatrice globale di The Body Shop?
Sono stata a lungo una sostenitrice dell’uso delle potenzialità del commercio e del potere dei consumatori per avviare un cambiamento positivo. The Body Shop stimola un atteggiamento di responsabilità nelle persone nei confronti dell’ambiente e trovo meraviglioso supportare un marchio che è stato il pioniere di questo modo di
lavorare.

Come pensi che stia cambiando nelle generazioni attuali la percezione della bellezza?
Ho l’impressione che le persone mettano in dubbio i valori superficiali e siano alla ricerca di valori autentici. La vera bellezza viene da dentro e mi sembra che sempre più persone se ne stiano rendendo conto.

Cosa significa per te “Beauty With Heart”?
Non c’è nulla di più attraente di una persona dal cuore grande: la si riconosce subito.
E’ così contraddittorio ambire alla bellezza esteriore con prodotti realizzati a spese di altri esseri viventi. Per me ‘Bellezza con il cuore’ significa provare a raggiungere la bellezza in armonia con i proprio valori interiori.

In che modo The Body Shop ti ha stimolato a pensare alla bellezza in modo diverso?
Il fatto che The Body Shop vendesse l’Hennè quando ero un’adolescente suggeriva che i capelli rossi fossero trendy, questo fu tanto tempo prima che io stessa me ne rendessi conto! The Body Shop ha un approccio così naturale verso la bellezza: il suo scopo è sempre quello di valorizzare, anzichè mascherare i visi!

I tuoi valori personali si rispecchiano in quelli di The Body Shop?
The Body Shop ha cinque diversi Valori che lo hanno caratterizzato ed hanno contribuito a dargli forma fin dall’inizio, e con i quali anche io mi identifico.
Sto ancora crescendo ed apprendendo, e sto ancora scoprendo cosa è importante per me: è un processo educativo e molto personale. Sono coinvolta in cause umanitarie ed ambientaliste molto importanti per me perchè credo che il nostro pianeta e le persone che ci vivono sono incredibilmente speciali. Se nel mio piccolo posso ispirare altre persone a pensare al mondo in cui vivono e al modo di renderlo un posto migliore con le loro azioni personali e le loro scelte questo mi rende felice.
Questa è solo una delle ragioni per cui lavoro al fianco di The Body Shop.

Come vivi i tuoi valori quotidianamente?
I miei valori personali si concentrano nei miei propositi: il proposito di essere consapevole, di essere attenta, di essere onesta, di fare scelte informate. I propositi sono fondamentali anche se inevitabilmente la
realtà non sarà sempre all’altezza. Nessuno è perfetto!

Cosa ha ispirato il tuo interesse per l’attivismo?
“Tutto ciò di cui il male ha bisogno per trionfare è che gli uomini buoni non facciano nulla” Edmund Burke. Avevo questo aforisma sulla porta della mia cameretta quando ero piccola! Non sto dicendo che io sia
buona, ma penso che quando si è consapevoli delle ingiustizie si ha la responsabilità di provare ad affrontarle… Quindi credo che in parte sia stato ispirato da una sorta di senso di colpa!

In che modo si possono coinvolgere le persone?
Sono ancora alla costante ricerca della mia verità e cerco di essere coraggiosa.
Non sono sicura che ci sarà una fine a questa ricerca. Il primo passo verso l’attivismo è quello di essere abbastanza forte da mantenere una posizione e di onorare il tuo messaggio. Credo che siano i piccoli passi a contare davvero.

Su cos’altro stai lavorando in questo momento?
Ci sono tre miei film in uscita quest’anno ed inoltre sto lavorando su un emozionante e radicale progetto nell’ambito dei social media.